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SABATO 3 DICEMBRE 2022 - ORE 21

ASPETTANDO GODOT


regia originale di 5. Beckett - messa in scena a cura di Lello Arena e Massimo Andrei
Con LELLO ARENA, MASSIMO ANDREI e con BIAGIO MUSSILA
Esmeraldo Napodano, Carmine Bassolillo, Elisabetta Romano e Angelo Pepe
Nel 1975, a ventidue anni dalla prima assoluta parigina di «En attendant Godot», Samuel Beckett ritorna sul testo che lo ha reso famoso per realizzare una regia in lingua tedesca allo Schiller Theater di Berlino. Con oltre un ventennio di esperienza alle spalle, Beckett decide di «dare forma alla confusione» del testo originale. Inizia una profonda revisione drammaturgica e un percorso registico, minuziosamente documentati nel testo riveduto e del suo quaderno di regia. Ne emerge il quadro di un processo creativo intensissimo, in cui il sapere e l’istinto di teatrante puro di Beckett producono, da una parte, una drammaturgia visiva potente e coerente, dall'altra una versione di «Aspettando Godot» qualitativamente diversa dall'originale francese. Uno degli scopi del nuovo allestimento era quello di riportare l'azione scenica scenografica e testuale del capolavoro alle intenzioni più segrete e intime del suo stesso autore. A partire dall'accento del nome Gòdot, che Beckett voleva cadesse sulla prima sillaba. E che avesse la «t» sonora, non come tutti avevano sempre pronunciato alla francese Godòt. Quando il popolare attore Lello Arena cominciò a leggerne le prime letture a Napoli, insieme ad altri attori napoletani, pensò che si trovava proprio nel posto giusto e che, probabilmente, sarebbero risultati tutti simpatici a Beckett stesso. Un «Aspettando Godot» come lo aveva sempre voluto, ma che acquistava nuovi profumi e un punto di vista diverso, entrando in contatto con il Dna dei figli di una città come Napoli, con la loro loquacità e il musicale dialetto, maestra nel dover imparare il senso tragicomico dell'attesa. L'attesa di un nuovo invasore che scacci un vecchio tiranno, quella per la liquefazione del sangue del Santo Patrono a conferma della Sua protezione, del terremoto pronto a distruggere case e certezze o quella dell'eruzione del vulcano, bisbigliata e scongiurata nelle preghiere tra i riccioli di marmo del barocco e le volte d’oro delle chiese. Aspettare Godot, in una strada di campagna alle falde del Vesuvio, che conserva tensioni e smarrimenti. E qualche volta, in tanti altri casi, nella stessa tragica inutilità dell’attesa che non finisce mai. 

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